venerdì 30 dicembre 2016

bUON 2017



SENZA DISTINZIONI DI SORTE SPERANDO IN UNA MAGGIORE ONESTA DA PARTE
                           DI CHI DEVE DARE E DA PARTE DI CHI EVE AVERE
CON TUTTA LA MISERICORDIA POSSIBILE.

SIETE INVITATI TUTTI AD UN MAGGIOR DIALOGO
PER LA CRESCITA CONSENSUALE
DI UNA MIGLIORE QUALITà DELLA VITA.
CERCHIAMO DI ESSERE FRATELLI 
ANCHE SE......
E NON SOLTANTO SE......
O PER SE.........

Grado Rankine

Grado Rankine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Formule per convertire temperature a Rankine
Conversione daaFormula
grado Fahrenheitgrado Rankine°R = °F + 459,67
grado Celsiusgrado Rankine°R = °C × 1,8 + 491,67
kelvingrado Rankine°R = K × 1,8
grado Réaumurgrado Rankine°R = °r × 2,25 + 491,67
Il grado Rankine (°R) è un'unità di misura della temperatura assoluta, definita come 1/180 della differenza tra il punto di ebollizione dell'acqua pura e il punto triplo della stessa, alla pressione standard di 101,3 kPa assoluti. Il grado Rankine, in quanto differenza di temperatura, è quindi identico al grado Fahrenheit. Deve il suo nome a William John Macquorn Rankine, ingegnere scozzese del XIX secolo.
Il grado Rankine si indica con °R (rendendo con ciò facile la confusione con il grado Réaumur che si scrive °r).
Temperatura Rankine o Scala Rankine di temperatura è quindi la temperatura espressa in gradi Fahrenheit/Rankine, avendo posto lo zero pari allo zero assoluto. Un incremento di un grado nella scala Rankine equivale ad un incremento di un grado nella scala Fahrenheit.
Si ha pertanto:
−459,67 °F = 0 °R (grado Rankine) = −273,15 °C (grado Celsius) = 0 K (kelvin) = −218,52 °r (grado Réaumur)
32 °F = 491,67 °R (grado Rankine) = 0 °C = 273,15 K = 0 °r (grado Réaumur)
Per convenzione, il simbolo °R va usato per il grado Rankine; l'uso per il grado Réaumur è sconsigliato e va tuttalpiù specificato chiaramente.

attività formative soggette a controllo si dimostrano inadeguate e in alcuni casi addirittura fasulle

Segnalazioni violazioni dei soggetti formatori

Ciclo di Rankine

Ciclo di Rankine

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Schematizzazione di un impianto a ciclo di Rankine
Ciclo di Rankine in un diagramma T-S
Il ciclo di Rankine è un ciclo  termodinamico endoreversibile composto da due trasformazioni adiabatiche e due isobare. Il suo scopo è quello di trasformare il calore in lavoro. È alla base del progetto dei motori a vapore di qualsiasi tipo.

Caratteristiche

Questo ciclo è in genere adottato soprattutto nelle centrali termoelettriche per la produzione di energia elettrica ed utilizza come fluido motore l'acqua, sia in forma liquida che sotto forma di vapore o di gas, con la cosiddetta turbina a vapore. Per tale uso l'acqua è opportunamente   demineralizzata e degasata.
Per contro sta cadendo rapidamente in disuso nell'ambito della trazione ferroviaria e della propulsione navale, soppiantato dal motore Diesel e dal motore elettrico: in particolare, nella propulsione navale è stato soppiantato progressivamente dalla turbina a gas con ciclo Brayton per le unità di medio tonnellaggio e dai motori diesel per le unità minori; è invece tuttora indispensabile per gli apparati motori ad energia nucleare (centrali di produzione elettrica, sottomarini e portaerei).
Utilizzi attuali minori, in rapida affermazione, sono la generazione elettrica o motrice isolata con potenze limitate (5 - 500 kW), con motori a vapore alternativi (a pistoni) di ultima generazione a ciclo chiuso, mediante utilizzo di materiali di alta tecnologia (superleghe, compositi, ceramiche) che hanno ovviato a sufficienza ai principali limiti dei motori a combustione esterna di questo tipo: scambio termico molto efficiente, avviamento (vaporizzazione) estremamente veloce, estrema semplificazione strutturale. Tale tecnologia non esclude anche l'utilizzo alla trazione meccanica dei mezzi medio - piccoli. Un indubbio vantaggio, analogo a tutti i sistemi di generazione esotermica, è il fatto che la sorgente di calore non è legata strettamente ad un combustibile specifico.
Il ciclo può essere:
  • "aperto", cioè con scarico di vapore in atmosfera (come avveniva nelle vecchie locomotive a vapore, che dovevano trasportare, oltre al carbone, anche l'acqua);
  • "chiuso", come nel caso delle centrali termoelettriche, anche a ciclo combinato. È possibile sfruttare il calore residuo della condensazione del vapore (cogenerazione), anche trasportandolo attraverso una rete di teleriscaldamento.
Nel secondo caso abbiamo che il ciclo si compone di quattro organi:
  • Pompa: estrae il liquido saturo dal condensatore e lo inietta nella caldaia. Le variazioni di entalpiaentropia e temperatura (attorno ai 30-35 °C) sono minime, aumenta invece la pressione (a partire da un valore iniziale generalmente di 0,05 Pa) fino a diversi MPa; la potenza meccanica assorbita per il pompaggio del fluido è in genere trascurabile rispetto a quella erogata dalla turbina (indicativamente in rapporto 1/100)
  • Caldaia o Generatore di vapore: è uno scambiatore di calore tra i fumi di combustione e il liquido saturo che aumenta di temperatura fino a trasformarsi in vapore saturo e successivamente surriscaldato, la trasformazione è isobara (avviene a pressione pressoché costante).
  • Turbina: è l'organo in cui avviene la produzione di lavoro utile. Il vapore surriscaldato, ad elevata pressione ed entalpia, entra in una turbina alla massima temperatura del ciclo e si espande fino alla pressione minima del condensatore, con aumento del volume specifico e diminuzione della temperatura. Di solito fuoriesce come vapore saturo con titolo molto alto. La differenza tra la potenza di espansione e quella di compressione è la potenza meccanica netta ottenuta dalla conversione parziale del calore immesso dalla caldaia.
Per evitare l'usura delle palette negli ultimi stadi e, soprattutto, mantenere elevato il rendimento di espansione in turbina, si cerca di avere un titolo del vapor saturo il più elevato possibile (approssimativamente il rendimento della turbina cala di una quantità pari alla percentuale di liquido saturo di fine espansione). Si è soliti, per aumentare il rendimento del ciclo, anche "spillare" una certa portata di vapore (che può arrivare fino all'80%) per preriscaldare l'acqua in ingresso alla caldaia, con un metodo noto come rigenerazione termica.
  • Condensatore: è uno scambiatore di calore che condensa il vapore saturo, in uscita dalla turbina, a pressione e temperatura costanti cedendo calore a un pozzo termico, che può essere un lago, un fiume o l'atmosfera stessa.
Il vapore che esce dal condensatore come liquido saturo entra in seguito nella pompa per ripetere il ciclo.
Il ciclo di Rankine semplice prevede l'azione della pompa per elevare la pressione, quindi un riscaldamento isobaro fino ad ottenere vapore saturo secco quindi espanso in turbina e fatto poi condensare isotermobaricamente. Questo tipo di ciclo non può essere usato con espansione classica a turbina in quanto a fine espansione si ha un titolo di vapore troppo basso (inferiore al valore di 0,88, considerato limite): la presenza elevata di liquido va infatti a danneggiare le palettature degli stadi di bassa pressione della turbina; il ciclo veniva quindi utilizzato in applicazioni a bassa temperatura di vapore (circa 300 °C) oppure quando l'espansore era una macchina a pistoni (vecchie locomotive e navi).
Per elevare il titolo del vapore in uscita dalla turbina si ricorre perciò al ciclo Rankine a vapore surriscaldato.

Limiti di applicazione del ciclo Rankine ad acqua

Esiste un limite nelle applicazioni del ciclo Rankine dovuto alla temperatura del vapore d'acqua quando si utilizzano involucri contenenti il fluido in acciaio, o con turbine in acciaio legato. L'acciaio subisce a temperature superiori a circa 565-580 °C una riduzione delle caratteristiche meccaniche (detta scorri- mento viscoso). Tale riduzione è particolarmente aggravata in presenza di ionizzazione del vapore, (in particolare nelle centrali nucleari) dato che in tal caso si enfatizza la progressiva penetrazione dell'idro- geno atomico (H+) nel reticolo cristallino del metallo, causandone l'infragilimento.

Rankine con altri fluidi

Il ciclo Rankine non è legato ad un fluido specifico, anche se l'acqua ed il suo vapore, opportunamente depurati, si sono rivelati abbastanza versatili.
Sono stati ipotizzati e realizzati cicli Rankine per fluidi organici (ORC), in cui si utilizzano liquidi organici come il toluene o altri idrocarburi a medio-basso peso molecolare, che hanno temperature di cambia- mento di stato più basse, e questo, se da un lato permette un minore dislivello termico, e quindi una minore energia estraibile, permette anche di utilizzare potenzialmente fonti termiche di minor livello, come il calore raccolto da pannelli solari.
In egual maniera sono immaginabili applicazioni del ciclo con fluidi evaporanti a temperature superiori a quelle dell'acqua, come ad esempio con l'evaporazione di mercurio, ovviamente se saranno risolti i pro- blemi legati a tali temperature di esercizio, ed alla azione di tali fluidi.

martedì 20 dicembre 2016

ACCORDO UNI CNPI per la consultazione o l'acquisto delle norme tecniche presenti nel catalogo.





Gentile iscritto,
ti ricordiamo che dal 22 novembre u.s. è pienamente operativa la nuova convenzione tra il CNPI e l’UNI per la consultazione e l’acquisto delle norme UNI.

Al costo annuo di euro 50,00 più IVA avrai la possibilità di consultare individualmente e senza limiti di tempo, tramite collegamento internet, tutte le norme tecniche presenti sul catalogo dell’UNI.

Inoltre, avrai la possibilità, attraverso un abbonamento collettivo a carico del CNPI, di acquistare le norme presenti sul catalogo al prezzo in convenzione di euro 15,00 più IVA per ogni norma.

Puoi aderire alla convenzione registrandoti al seguente link: http://store.uni.com/magento-1.4.0.1/unisubscription/ca/register/ca_id/6 oppure recuperare i tuoi dati attraverso le credenziali già in tuo possesso.

In entrambi i casi è indispensabile indicare il numero di iscrizione all’Albo e selezionare il proprio Collegio di appartenenza.

Ti rammentiamo, infine, che l’abbonamento sottoscritto scadrà il 31 dicembre 2017 per cui, qualora fosse di Tuo interesse, ti esortiamo a sottoscriverlo il prima possibile per usufruirne per tutto il 2017.

Nel restare a Tua disposizione per ogni ulteriore chiarimento o eventuali suggerimenti, cogliamo l’occasione per augurarti un Buon Natale e un felice anno nuovo.

lunedì 5 dicembre 2016

Testo unico amianto, presentata proposta riordino normativa 0

Testo unico amianto, presentata proposta riordino normativa

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ROMA – Testo unico amianto. È stato presentato ieri al Senato il disegno di legge per il riordino della normativa in materia di amianto in un testo unico. Proposta di legge per raccogliere in un solo provvedimento leggi e norme riguardanti l’ambiente, la salute, la sicurezza sul lavoro, le misure previdenziali, la giustizia, sanzioni e incentivi connessi all’amianto.
Il ddl è stato elaborato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro presieduta dalla senatrice Camilla Fabbri, con l’ausilio dell’Università degli studi di Milano. È stato presentato in occasione della “II Assemblea nazionale sull’amianto” che si è tenuta ieri a Palazzo Giustiniani promossa dalla stessa Commissione. Assemblea alla quale hanno preso parte il presidente del Senato Piero Grasso, il Ministro dell’Ambiente Galletti, il Ministro del Lavoro Poletti, il presidente Inail De Felice e il presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini.
128 gli articoli che compongono il disegno di legge suddivisi in otto titoli. Tra le misure previste queste le principali novità: estensione dell’applicazione delle norme amianto a edifici pubblici privati mezzi di trasporto macchinari e siti dismessi; introduzione del soggetto titolare di obblighi per bonifica amianto; obbligo per medici e Asl di trasmissione patologia accertata al Renam che diviene registro di tutti i tumori da asbesto; computo di ferie e permessi nei 10 anni per il beneficio pensionistico; istituzione dell’Agenzia nazionale amianto; nella sicurezza sul lavoro prevenzione anche sul rischio indiretto e sui rischi per l’ambiente esterno.
Così il presidente del Senato Piero Grassointervenuto in apertura di Assemblea amianto:
“Presidente Fabbri, Onorevoli Ministri, autorità, gentili ospiti, esattamente un anno fa, proprio in questa sala, avevamo preso l’impegno di scrivere e portare all’attenzione del Parlamento un Testo Unico che indicasse un nuovo approccio rispetto al delicatissimo problema dell’amianto. Sono davvero felice che oggi ci ritroviamo qui per presentare i risultati di un lungo e intenso lavoro della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali, che si è avvalso anche delle competenze dell’Inail e dell’Università degli Studi di Milano. Abbiamo infatti bisogno di unire le forze, di mettere da parte le indecisioni e le contraddizioni che hanno segnato l’approccio dello Stato al tema dell’amianto. Ringrazio i relatori per aver voluto essere qui oggi. Insieme mandiamo un messaggio inequivocabile assumendoci, tutti, la responsabilità di agire presto e bene.
Non è un mistero che il numero delle vittime dell’amianto, delle persone che si ammalano e di quelle che inevitabilmente lo faranno nei prossimi anni stia crescendo. L’impatto sulla collettività, tanto sotto il profilo sociale quanto sotto quello di sostenibilità economica, è impossibile da ridurre a cifre, anche perché riguarda dimensioni che vanno bel al di là dei dati economici. Sebbene sia sicuramente più alta l’attenzione pubblica e la consapevolezza collettiva dei devastanti effetti dati dall’esposizione all’amianto sulla salute, sono ancora molti i cittadini che vivono, lavorano, frequentano edifici o strutture nelle quali è presente questa letale sostanza.
Oggi, finalmente, siamo in grado di proporre una revisione normativa complessiva in grado di affrontare tutte le sfaccettature – dalla tutela dell’ambiente alla sicurezza sul lavoro, dalle misure di prevenzione e protezione a quelle previdenziali – di una vera e propria emergenza nazionale. Finalmente le Istituzioni stanno tentando di colmare questo gravissimo ritardo. In questa Legislatura abbiamo già compiuto alcuni passi considerevoli: penso all’approvazione della legge sugli Ecoreati, all’aumento del Fondo per le vittime contenuto nella scorsa legge di stabilità, ai decreti che a livello ministeriale hanno implementato le norme previste dal “collegato ambientale”.
Il mio ruolo istituzionale mi impedisce di entrare nel merito de testo che viene presentato oggi: posso però dire che ritengo profondamente convincente la strategia complessiva indicata. Due anni fa ho incontrato alcuni familiari di vittime dell’amianto: conoscevo il tema come molti cittadini ma mai mi era capitato di toccare con mano la loro tragedia. Quando Romana Blasotti venne a trovarmi nel mio studio mi disse una frase che non posso dimenticare e che ricordai anche un anno fa, proprio insieme a voi: “ho perso cinque familiari e ormai ho finito le lacrime”. La sua vita, come quella di tutte le persone che hanno visto soffrire e poi hanno perduto una persona cara, è segnata in maniera indelebile. Agire significa dare dignità al dolore di nonne come Romana e, soprattutto, assicurare ai nostri figli e nipoti garanzie e tutele degne di un Paese civile.
Concludo con l’auspicio che nel più breve tempo possibile si possa discutere, approfondire e approvare il Testo Unico. Da parte mia posso assicurarvi che farò tutto quello che il mio ruolo consente perché si possa raggiungere al più presto il risultato auspicato da tutti”.

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venerdì 2 dicembre 2016

La IV edizione della Norma CEI 11- 27 è strutturata in analogia alla Norma CEI EN 50110 - 1:2014


La IV edizione della Norma CEI 11- 27 è strutturata in analogia alla Norma CEI EN 50110 - 1:2014

Il Rischio Elettrico

rischio elettricoLa Norma CEI 11-27 disciplina le operazioni e le attività di lavoro sugli impianti elettrici eserciti a qualunque livello di tensione. In particolare “fornisce le prescrizioni di sicurezza per attività̀ sugli impianti elettrici, ad essi connesse e vicino ad essi”, prescrizioni che “si applicano alle procedure di esercizio, di lavoro e di manutenzione” (Art. 1 “Campo di applicazione”).
La quarta edizione della Norma CEI 11-27, entrata in vigore in via definitiva a Febbraio 2015, dedica ampio spazio ai cosiddetti “controlli funzionali”, che vengono trattati nell’articolo 5.3 nell’ambito della sezione 5 “Procedure per l’esercizio”.
La IV edizione della Norma CEI 11- 27 è strutturata in analogia alla Norma CEI EN 50110 - 1:2014 Forti correlazioni con CEI 11-48 Esercizio degli impianti elettrici

NOVITA’ 
• nuove definizioni riguardanti le figure responsabili dell’esercizio in sicurezza degli impianti elettrici e dell’esecuzione in sicurezza dei lavori eseguiti su di essi
• modifiche alle definizioni di lavoro elettrico e di lavoro non elettrico
• specifiche prescrizioni di sicurezza per le persone comuni (PEC) che eseguono lavori di natura non elettrica
• introduzione della distanza DA9 riguardante i lavori non elettrici per tener conto delle definizioni contenute nel Dlgs 81/08
• modifiche alla distanza di lavoro elettrico sotto tensione (DL) relativa alla bassa tensione
• revisione e aggiunta della modulistica correlata ai lavori elettrici e lavori non elettrici
• L’allineamento della struttura editoriale della norma CEI 11 - 27 a quello della norma europea CEI EN 50110 da cui la norma italiana deriva
• L’adeguamento delle distanze DL e DV alla norma CEI EN 50110
• Le definizioni riguardanti i Responsabili dell’impianto elettrico e dei lavori eseguiti su di esso
• Chiarimenti sull’esecuzione delle misure

FIGURE GIA’ PRESENTI 
• Responsabile Impianto (RI)
• Preposto ai Lavori (PL)
• PES
• PAV
• PEC
• PEI

NEO INTRODOTTE 
• Persona o Unità Responsabile dell’impianto elettrico (URI)
• Persona o Unità Responsabile della realizzazione del Lavoro (URL)

Pubblichiamo un documento del Ing. Luigi Carlo Chiarenza realizzato nell'ambito del progetto formativo, rivolto specificatamente alle professioni deputate alla sicurezza nelle strutture sanitarie, nasce dalla collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Università degli Studi Roma Tre.

mercoledì 23 novembre 2016

Amianto - Requisiti fondamentali del Metodo UNI 10608

Bonifiche: valutazione coperture amianto

Il Decreto Ministeriale 06.09.94 relativo alla cessazione dell’impiego dell’amianto stabilisce, fra l’altro, gli adempimenti necessari da attuarsi qualora si rilevi la presenza di materiali contenenti amianto. In tal senso prioritario è stilare un Programma di Controllo e Manutenzione per impedire il rilascio accidentale di fibre, per prevedere le metodiche d’intervento in caso di dispersione e per programmare analisi e monitoraggi.
Fra i manufatti più comuni da tenere sotto osservazione ci sono sicuramente le coperture in cemento amianto (eternit).
verifica amianto metodo a strappoCSA è in grado di effettuare valutazioni dello stato di degrado delle coperture e conseguentemente della possibilità di rilascio di fibre di asbesto nell’ambiente, seguendo le metodologie descritte dal summenzionato D.M., dalle linee Guida della regione Emilia-Romagna e con utilizzo della tecnica descritta nella norma UNI 10608 (Metodo pratico a strappo).
Il metodo utilizzato per valutare lo stato di conservazione delle coperture è costituito dal rilevamento, mediante ispezione visiva, di alcuni parametri considerati indicativi del rilascio di fibre dal materiale e quindi della loro aerodispersione.
I principali parametri da rilevare attraverso l’ispezione visiva sono:
  • la friabilità del materiale: la matrice si sgretola facilmente dando luogo a liberazione di fibre;
  • le condizioni della superficie: evidenza di crepe, rotture, sfaldamenti; - l’integrità della matrice: evidenza di aree di corrosione con affioramento delle fibre di amianto;
  • valutazione dei trattamenti protettivi della superficie della copertura: verniciatura, incapsulamento, etc;
  • lo sviluppo di muffe e/o licheni sulla superficie;
  • la presenza di materiale pulverulento in corrispondenza di scoli d’acqua e nella gronda;
  • la presenza di materiale pulverulento aggregato in piccole stalattiti in corrispondenza dei punti di gocciolamento.
coperture cemento amiantoPer determinare la presenza del rischio è necessario considerare, oltre lo stato di conservazione del materiale, il contesto in cui è inserito l’edificio la cui copertura sia costituita da cemento amianto.
Pertanto la decisione di bonificare o non e la scelta dei tempi e dei modi, devono tenere conto da un lato del degrado dei materiali e dei fattori di dispersione, dall'altro della presenza o meno, nell'area contigua al manufatto in cemento-amianto, di edifici abitati specialmente da popolazione in età molto giovane (ad esempio studenti) o con problemi di salute (luoghi di cura).
Requisiti fondamentali del Metodo UNI 10608
Il metodo, definito “a strappo”, consente di misurare la quantità di fibre di amianto libere o facilmente liberabili presenti sulla superficie di lastre ondulate o piane.
Si tratta di un metodo pratico ed oggettivo per la valutazione dello stato di degrado della superficie delle lastre ondulate e piane di fibrocemento contenente amianto, fabbricate inglobando fibre di amianto in una matrice cementizia.
Lo stato di degrado si valuta pesando la quantità di materiale (fibre e matrice) che rimane aderente ad un nastro adesivo standardizzato.
La superficie della lastra su cui effettuare la prova deve essere asciutta, e preventivamente non deve essere fatta alcuna operazione di pulizia, spazzolatura od altro.
Occorre evitare di effettuare le prove su lastre con significativa presenza di muffe, muschio o licheni.
In caso di lastre ondulate il nastro va applicato trasversalmente alle onde per uno sviluppo pari a due onde complete (evitando la sovrapposizione di testata, cioè la parte della lastra che rimane sotto l’altra).
Se invece la lastra è piana il nastro viene posto parallelamente ad uno dei due lati (sempre evitando la zona di sovrapposizione) per un tratto di almeno 20 cm.
Con uno strappo non violento si toglie il nastro e lo si ripiega su se stesso per non perdere il materiale asportato, che verrà poi analizzato in laboratorio.
Correlazione tra la massa del materiale (media aritmetica di tre prove) distaccato e lo stato della superficie delle lastre:
mg / cm2Stato della superficie
0 - 0,5Ottimo
0,51 - 1,00Buono
1,01 - 2,0Scadente
> 2,01Pessimo

mercoledì 16 novembre 2016

Qui esplodiamo di lavoro”

Svizzera, l’architetto italiano che aiuta a “scappare”. “Qui esplodiamo di lavoro”

Svizzera, l’architetto italiano che aiuta a “scappare”. “Qui esplodiamo di lavoro”
Cervelli in fuga


Giulio Sovran, 31 anni, se n'è andato nel 2006 da Milano. Oggi vive a Sion, dove ha aperto un suo studio. Nel 2013 ha pubblicato un ebook, "Goodbye Mamma!" in cui invita i giovani a partire: "E' un'esperienza obbligatoria. Che poi si rimanga è opzionale". E da lì è nata una comunità che su Facebook ha quasi 11mila iscritti


Cervelli in fuga dall’Italia? C’è anche chi li aiuta a scappare. E’ il caso di Giulio Sovran che con un ebook e un gruppo Facebookcon quasi 11mila iscritti, invita i giovani italiani a dire “Goodbye Mamma!”. 32 anni, una laurea in architettura, è lui stesso un emigrato. È partito nel 2006, un mese dopo aver iniziato uno stage: “Lavoravo 12 ore al giorno. Alla fine mi hanno dato 100 euro in una busta”. La scelta di partire, a quel punto, era l’unica possibile. La bussola ha puntato verso Nord e da Milano si è trasferito in Svizzera. Oggi vive a Sion, dove ha aperto uno studio di architettura. “Qui il mercato non ha ancora visto la crisi. Sicuramente arriverà, ma in ambito economico in questo momento è un paradiso: stiamo letteralmente esplodendo di lavoro. Al contrario di quanto sta accadendo in Italia, qui ci troviamo a rifiutare delle commesse perché non saremmo in grado di seguirle”.
Nessuna voglia di tornare, dunque. Piuttosto quella di aiutare altri connazionali, giovani e meno giovani, a partire. O, come dice Sovran, a salutare la mamma. Tutto è cominciato con un ebook pubblicato nel 2013: il titolo è una presa in giro del luogo comune che vuole l’italiano mammone, restio ad abbandonare la casa dei propri genitori. Per quanto spesso questa, più che una scelta libera, sia imposta dalla contingenza economica. Il volume raccoglie una serie di consigli pratici per risolvere i problemi che chiunque decida di emigrare si trova ad affrontare. A cominciare dalle soluzioni per imparare la lingua del Paese in cui ci si vuole trasferire, per arrivare alle modalità di ricerca di un lavoro e alle indicazioni su come affrontare l’inevitabile nostalgia di casa.
“Io dico a tutti di partire perché ritengo che sia un’esperienza obbligatoria. Che poi si rimanga è opzionale” – spiega Sovran – ma tutti dovrebbero vivere almeno un anno all’estero. Nel Nord Europa spingono il più possibile i ragazzi a farlo. Poi, se il tuo Paese ti offre qualche ragione per tornare, bene. Ma di fondo, se si rimane a casa non si ha quella visione globale e multiculturaleche oggi è basilare”. In questo senso, prosegue, “il mio Goodbye mamma va inteso in senso formativo, non semplicemente come un invito a fuggire dall’Italia”. E non conta nemmeno troppo la destinazione: “Puoi emigrare in Marocco come in Nepal, ogni posto nel mondo ha un’opportunità da offrire. Ho amici che si sono trasferiti in Lettonia, altri in Cina. Se hai le idee chiare puoi riuscire ovunque”.
Intorno all’ebook si è sviluppata una comunità Facebook che oggi conta quasi 11mila membri. Uno spazio social nel quale pubblicare esperienze personali e offerte di lavoro. Ma anche cercare posti letto in città straniere. “Sta diventando molto utile anche per la mia attività. Lo scorso anno ho aperto un’impresa di costruzioni e tutti gli operai che ho assunto arrivano da questo network: ho trovato falegnami e imbianchini. Si pensa sempre ai cervelli in fuga, ma io preferisco parlare di persone specializzate“.
Certo, ammette Sovran, trasferirsi all’estero non è tutto rose e fiori. “All’inizio è più complicato, sei uno straniero e in qualche modo ti rendi conto di valere meno, dovunque ci sono quelli come Salviniche dicono che sei venuto a rubare il lavoro“. Tutto sta in quello che ci si lascia alle spalle: “Ogni giorno mi scrivono in tante. Sono tutte accomunate dal desiderio di fuga, dalla sensazione di non farcela più in un Paese che non ti offre opportunità”.
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