venerdì 15 gennaio 2021

 

Decreto 14 gennaio, i codici Ateco che non possono più fare asporto. Tutto sulla protesta #ioapro

Venerdì 15 gennaio e per tutto il weekend va in scena l'azione di "disobbedienza civile" dei ristoratori: ecco cosa cambia per loro con il nuovo decreto

Buona parte dell’Italia in zona arancione, con solo 6 Regioni che rimarrebbero gialle e la possibilità di tre Regioni in zona rossa. Il nuovo Dpcm 16 gennaio che sta per essere approvato dal Governo contiene la nuova stretta anti-Coronavirus che, dicono gli esperti, va fermato per evitare di ritrovarci in un nuovo lockdown più duro tra qualche settimana.

Le critiche degli esperti al nuovo Dpcm

Per il momento non c’è una fortissima pressione sugli ospedali, però le indicazioni sono di tenere la guardia alzata e i reparti sempre organizzati, perché un’improvvisa ulteriore impennata dei contagi potrebbe essere dietro l’angolo.

Non mancano le critiche alle zone a colori. Il noto infettivologo dell’ospedale Sacco e dell’Università degli Studi di Milano Massimo Galli ha detto che il sistema a colori che è stato applicato “non ha funzionato, soprattutto per la concezione, quasi automatica, delle riaperture al raggiungimento di certi parametri, prima che questi in realtà si consolidassero”.

Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, invece invoca senza esitazioni un lockdown di un mese. “Serve un reset di 3-4 settimane nelle quali vaccinare il maggior numero di persone possibile”, sottolineando proprio i rischi legati ad una vaccinazione di massa mentre la trasmissione del Coronavirus è ancora così elevata come adesso.

Ma la linea del Governo è tracciata: nel nuovo decreto nessun allentamento delle misure già adottate nelle scorse settimane, con un indice Rt che torna a salire ancora. E dunque confermati il coprifuoco dalle 22 alle 5, il divieto di spostarsi tra Regioni fino al 15 febbraio (e non più fino al 5 marzo come ipotizzato inizialmente), scuole superiori in didattica a distanza al 50% da lunedì 18 gennaio e inasprimento delle soglie per accedere alle zone con restrizioni.

Scatta la zona arancione o con Rt 1 o con un livello di rischio alto o con un’incidenza di 50 casi ogni 100mila abitanti e un rischio moderato. Con Rt a 1,25 scatta la zona rossa (tutte le misure sugli spostamenti le trovate qui).

Le nuove restrizioni per i bar

Confermato anche il divieto della vendita da asporto dalle 18 per i bar ma non per i ristoranti, per evitare che si creino assembramenti fuori dai locali come successo nei giorni scorsi gialli.

Nello specifico, lo stop coinvolge le attività identificate dai codici Ateco:

  • 56.3: bar e altri esercizi simili senza cucina
  • 47.25: commercio al dettaglio di bevande in esercizi specializzati

Un provvedimento duramente criticato dalle Regioni, che, accusano, “non porta vantaggi significativi sul piano della prevenzione e al contrario rischia di rappresentare un ulteriore fattore negativo di tensione sociale ed economica sui territori”, ha detto il presidente della Conferenza Stato Regioni, Stefano Bonaccini. In effetti, ad oggi non è mai stata presentata un’indagine epidemiologica che accerti i contagi nei locali, a differenza di quanto può accadere sui mezzi pubblici o nei supermercati.

Durante la riunione il ministro per gli Affari Regionali, Francesco Boccia, ha garantito “massima priorità” per i ristori a tutte le attività costrette a fermarsi nonostante la crisi di Governo aperta da Renzi, che potrebbe portare a un ribaltone politico e mandare a casa Conte.

Intanto le proteste dei ristoratori non si fermano. Con lo stop all’asporto alle 18 solo i bar di Milano perderebbero il 50% degli incassi. Un settore allo stremo dopo i 160 giorni di lockdown. Il direttore generale di Fipe Confcommercio, Roberto Calugi, si è schierato a favore dei gestori dei locali, sottolineando che non sono i pubblici esercizi a rappresentare i luoghi del contagio. Il punto è quantomai chiaro: non possono essere solo la ristorazione e l’intrattenimento a pagare il costo economico causato dalla pandemia.

“Le proteste di queste ore sono segnale del grandissimo disagio e sconforto, ma la legalità resta un prerequisito che non si deve mai mettere in discussione” ha sottolineato il presidente di Fipe Confcommercio, Lino Stoppani.

Come si svolge la protesta #ioapro

Ristoranti e bar chiedono solo di poter tornare a lavorare basandosi su quanto era stato deciso fin dall’inizio dal ministero della Salute e dal Comitato Tecnico Scientifico. Non sembrano molti però i ristoranti che hanno abbracciato la protesta #ioapro.  Gli organizzatori hanno anche creato un sito dove registrare i bar aderenti, ma ad oggi sono pochissimi: nonostante il tanto rumore in tutt’Italia, sono quasi nulle. A Milano non c’è nessun ristorante aderente leggendo il portale.

Nonostante questo, gli organizzatori, che offriranno anche tutela legale in caso di multe, assicurano che la loro “disobbedienza gentile” ha già raccolto 50mila adesioni in tutta Italia, con picchi in Emilia Romagna, Marche, Lombardia e Toscana tra le regioni.

Ma quando andrà in scena la protesta? Venerdì 15 gennaio. La protesta è nata dopo l’appello del titolare del pub RedFox di Cagliari, Maurizio Stara, che su Facebook ha chiesto l’adesione dei gestori di altri locali in Italia. Stara si è rivolto ai colleghi scrivendo che non spegnerà più la sua insegna.

Come si svolgerà? I ristoratori che protestano si sono anche dotati di una sorta di Dpcm alternativo, che il suo ideatore ha chiamato Decalogo Pratico Commercianti Motivati e che prevede, tra le altre regole, la chiusura alle 21.45, l’obbligo di indossare la mascherina e di tenere vuoti la metà dei tavoli.

Ai partecipanti è richiesto di accomodarsi al tavolo assegnato, non più di 4 persone per tavolo, e di rimanere seduti e composti. La mascherina andrà indossata per accedere al locale e per alzarsi per qualunque motivo.

Una volta seduti al tavolo, ci si potrà togliere la mascherina: vietato somministrare cibi e bevande da consumare in loco. Lo scopo è quello di sensibilizzare sul difficile momento che sta vivendo la ristorazione sedendosi al tavolo e scattandosi un selfie, accompagnato da hashtag come #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro.

Su YouTube è comparso anche un video tutorial su come gestire la giornata, che proseguirà con il weekend: consumazioni con pagamenti a offerta, scontrini fiscali e “massima gentilezza” con le forze dell’ordine, dalla finanza alla polizia locale, che “verranno a fare controlli”. “Fateli accomodare, date loro i vostri dati senza arrabbiarvi”, sottolinea l’organizzazione, “anche loro stanno lavorando e potrebbero avere famigliari o amici nella ristorazione che, come tutti noi, sono in difficoltà”.

In ogni caso bisogna ricordare che questa azione può avere gravi conseguenze. Oltre alla multa e alla possibile sospensione dell’attività, per chi vi aderisce si può configurare anche un reato penale.

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