domenica 25 febbraio 2018

AMIANTO:ALLESTIMENTO AREA DI DECONTAMINAZIONE


FASE DI LAVORO: ALLESTIMENTO AREA DI DECONTAMINAZIONE

L’ingresso e l’uscita dall’area di lavoro del personale e dei materiali devono avvenire esclusivamente attraverso unità di decontaminazione sia del personale sia dei materiali, per decontaminare adeguatamente gli addetti e gli involucri di rifiuti del cantiere, nonché per limitare al massimo la dispersione di amianto all’esterno del cantiere.
L’area di decontaminazione è composta da 4 zone distinte:
  • Locale di equipaggiamento
Questa zona avrà due accessi, uno adiacente all'area di lavoro e l'altro adiacente al locale doccia. Pareti, soffitto e pavimento saranno ricoperti con un foglio di plastica di spessore adeguato. Un apposito contenitore di plastica deve essere sistemato in questa zona per permettere agli operai di riporvi il proprio equipaggiamento prima di passare al locale doccia.
  • Locale doccia
La doccia sarà accessibile dal locale equipaggiamento e dalla chiusa d'aria. Questo locale dovrà contenere come minimo una doccia con acqua calda e fredda e sarà dotato ove possibile di servizi igienici. Dovrà essere assicurata la disponibilità continua di sapone in questo locale.
Le acque di scarico delle docce devono essere convenientemente filtrate prima di essere scaricate.
  • Chiusa d'aria
La chiusa d'aria dovrà essere costruita tra il locale doccia ed il locale spogliatoio incontaminato. La chiusa d'aria consisterà in uno spazio largo circa 1.5 m con due accessi. Uno degli accessi dovrà rimanere sempre chiuso: per ottenere ciò è opportuno che gli operai attraversino la chiusa d'aria uno alla volta.
  • Locale incontaminato (spogliatoio)
Questa zona avrà un accesso dall'esterno (aree incontaminate) ed un'uscita attraverso la chiusa d'aria. Il locale dovrà essere munito di armadietti per consentire agli operai di riporre gli abiti dall'esterno. Questa area servirà anche come magazzino per l'equipaggiamento pulito.

·         Macchine/Attrezzature
Nella fase di lavoro oggetto della valutazione sono utilizzate le seguenti Attrezzature/Macchine:
o    Utensili manuali d’uso comune
o    Utensili elettrici portatili
o    Martello demolitore
o    Gruppo elettrogeno

·         Opere provvisionali
Nella fase di lavoro oggetto della valutazione sono utilizzate le seguenti Opere provvisionali:
o    Scala portatile

·         Valutazione e Classificazione dei Rischi
Descrizione
Liv. Probabilità
Entità danno
Classe
o  Inalazione di fibre di amianto
Probabile
Significativo
Notevole
o  Caduta dall’alto
Probabile
Significativo
Notevole
o  Caduta di materiali dall’alto
Probabile
Significativo
Notevole
o  Elettrocuzione durante l’uso degli attrezzi elettrici portatili
Probabile
Significativo
Notevole
o  Incendio
Non probabile
Grave
Accettabile
o  Punture, tagli ed abrasioni
Possibile
Modesto
Accettabile



·         Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
A seguito della valutazione dei rischi sono riportati, in maniera non esaustiva, gli interventi/disposizioni/procedure volte a salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori:
·         Attenersi alle misure generali di prevenzione nei confronti dei singoli rischi sopra individuati
·         Tutti i lavoratori devono essere adeguatamente informati e formati sulle corrette modalità di esecuzione delle attività e di utilizzo delle attrezzature (Art. 71 comma 7 lettera a) del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
  • Tutti gli operai devono essere informati e formati sulle tecniche di rimozione dell'amianto, sull’uso delle maschere respiratorie e sulle procedure per la rimozione, la decontaminazione e pulizia del luogo di lavoro (Art. 257-258 del D.Lgs. n.81/08)
·         Interdire la zona di lavoro con apposite segnalazioni (Art. 252 lettera a) del D.Lgs. n.81/08)
  • Per realizzare un efficace isolamento dell'area di lavoro, oltre all'installazione delle barriere deve essere impiegato un sistema di estrazione dell'aria allo scopo di mettere in depressione il cantiere di bonifica rispetto all'esterno
  • Elencare ed affiggere nel locale dell'equipaggiamento e nel locale di pulizia le procedure di lavoro e di decontaminazione che devono essere eseguite dagli operai
  • La doccia deve essere dotata di acqua calda e fredda e deve essere assicurata la disponibilità continua di sapone (Art. 252 , Allegato IV del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
  • Le acque di scarico delle docce devono essere filtrate prima di essere scaricate
  • La chiusa d'aria deve essere costruita tra il locale doccia ed il locale spogliatoio incontaminato e consisterà in uno spazio largo circa 1.5 m con due accessi. Uno degli accessi rimane sempre chiuso: gli operai attraverseranno la chiusa d'aria uno alla volta
  • Il pavimento della doccia deve essere dotato di un “troppo pieno” al fine di mantenere sempre un pelo d’acqua per un’adeguata pulizia della suola delle calzature
  • Lo spogliatoio deve essere dotato di armadietti per consentire agli operai di riporre gli abiti dall'esterno (Allegato IV del D.Lgs. n.81/08 come modificato dal D.Lgs. n.106/09)
  • Le porte dei locali in successione devono essere realizzate con teli di polietilene contrapposti fissati a guisa di tenda, oppure possono essere rigide e intelaiate provviste di griglie unidirezionali per il passaggio dell’aria, dotate anche di molle di richiamo, in modo che si richiudano automaticamente dopo ogni passaggio
  • Il passaggio dei rifiuti e degli altri materiali deve avvenire attraverso un’unità distinta che non deve essere usata per l’entrata e l’uscita degli addetti
  • Le acque di scarico del lavaggio dei materiali devono essere filtrate, a pressione, prima di essere immesse nelle fognature
  • Usare filtri riempiti con ossido di magnesio granulare con diametri diversi, per garantire una filtrazione di particelle fino a 5 micron
  • I filtri devono essere sostituiti frequentemente ed uniti al materiale inquinato da amianto da smaltire
·         Utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuali previsti (Art. 75-78 del D.Lgs. n.81/08)
·         Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante (Art. 77 del D.Lgs. n.81/08).


·         DPI
In funzione dei rischi evidenziati saranno utilizzati obbligatoriamente i seguenti DPI, di cui è riportata la descrizione ed i riferimenti normativi:
RISCHI EVIDENZIATI
DPI
DESCRIZIONE
NOTE
Inalazione di fibre di amianto
Maschera pieno facciale
Filtro antipolvere tipo P3 a facciale totale e fattore di protezione non inferiore a 400
Rif. Normativo
Art 75 – 77 – 78 D.Lgs. n.81/08
Allegato VIII D.Lgs. n.81/08 punti 3,4 n.4 come modificato dal D.Lgs. n.106/09
UNI EN 143(2007)
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri antipolvere - Requisiti, prove, marcatura
Contatto con fibre di amianto
Tuta in tyvek
In tessuto liscio per non trattenere le fibre completa di cappuccio,
senza tasche esterne, chiusa (o chiudibile) ai polsi e alle caviglie con elastici o nastro adesivo
Rif. Normativo
Art 75 – 77 – 78 D.Lgs. n.81/08
Allegato VIII D.Lgs. n.81/08 punti 3,4 n.7 come modificato dal D.Lgs. n.106/09
UNI EN 340 (2004)
Indumenti protettivi
Requisiti generali
Contatto con fibre di amianto
Calzari in tyvek
Calzari in tyvek idonei alla protezione delle fibre di amianto
e abbastanza alti da essere coperti dai pantaloni della tuta
Rif. Normativo
Art 75 – 77 – 78 D.Lgs. n.81/08
Allegato VIII D.Lgs. n.81/08 punti 3,4 n.6 come modificato dal D.Lgs. n.106/09
UNI EN 344/345(1992)
Requisiti e metodi di prova per calzature di sicurezza, protettive e occupazionali per uso professionale
Contatto con fibre di amianto
Guanti
Impermeabili,
di tipo a manichetta lunga ed in grado di garantire una sufficiente resistenza
alle sollecitazioni meccaniche; al di sotto dei guanti è consigliato l’utilizzo di sottoguanti in cotone
Rif. Normativo
Art 75 – 77 – 78 D.Lgs. n.81/08
Allegato VIII D.Lgs. n.81/08 punti 3,4 n.5 come modificato dal D.Lgs. n.106/09
UNI EN 388(2004)
Guanti di protezione contro rischi meccanici
Ferite, tagli e lesioni per caduta di materiali o utensili vari
Scarpe antinfortunistiche
Puntale rinforzato in acciaio contro schiacciamento/abrasioni/perforazione/ferite degli arti inferiori e suola antiscivolo e per salvaguardare la caviglia da distorsioni
Rif. Normativo
Art 75 – 77 – 78 D.Lgs. n.81/08
Allegato VIII D.Lgs. n.81/08 punti 3, 4 n.6 come modificato dal D.Lgs. n.106/09
UNI EN ISO 20345 (2008)
Dispositivi di protezione individuale - Calzature di sicurezza


martedì 20 febbraio 2018

unità di misura della radioattività:

Che cosa rappresentano esattamente le varie unità di misura della radioattività: Sievert, Roentgen, Rem, Rad, Bequerel, Curie, ecc.?  
(rispondono Massimo Marconato e Giacomo Torzo)  
  
La radioattività è una proprietà dei nuclei atomici instabili e consiste nella disintegrazione del nucleo emettendo radiazioni.  

Lo strumento più popolare per la misura della radio-attività è il contatore Geiger.
L'attività di una sorgente radioattiva si esprime infatti, nel Sistema Internaziona- le, in becquerel (Bq), unità di misura definita come numero di decadimenti per secondo, quindi omogenea alla frequenza, che di esprime in Hz.
Una seconda unità di misura di attività che è stata molto usata ma ora dichiarata fuori norma [1] , è il curie (Ci): il fattore di conversione tra le due unità è 1 Ci = 3.7´1010 Bq.
Il contatore Geiger misura il numero di eventi ionizzanti entro il volume di una camera (sensore) di cui lo strumento è dotato..
Bisogna infatti distinguere tra la frazione di attività rivelata dal sensore e l'attività totale emessa dalla sorgente: ad esempio, per una sorgente di piccole dimensioni (puntiforme), il sensore intercetta solo una piccola frazione delle particelle emesse, pari al rapporto W/4p, ove W è l'angolo solido sotteso alla sorgente dal sensore (tale rapporto è anche detto fattore geometrico di efficenza EG, o accettanza ). In altri termini si può dire che il contatore Geiger misura l'intensità del flusso di radiazione prodotto dalla sorgente.
Si deve tenere presente inoltre che non tutte le particelle emesse entro l'angolo W producono ionizzazione: alcune non raggiungono il sensore perchè fermate dall'aria o dalle pareti del tubo di Geiger, altre attraversano il sensore senza interagire con il gas. Più precisamente si deve dire allora che la misura fornita da un particolare sensore è proporzionale all'intensità del flusso di radiazione, e la costante di proporzionalità è detta efficenza intrinseca EI di quel sensore.
La sensibilità di un contatore Geiger-Müller è quindi determinata dal prodotto EG´EI: il primo fattore è proporzionale al volume del sensore, mentre il secondo dipende essenzialmente dalla trasparenza delle pareti del sensore (tubi a pareti spesse non "sentono" le particelle alfa o le beta di bassa energia).
E' importante notare che un contatore Geiger non può misurare l'energia delle particelle nè la quantità di carica da esse prodotta: per questo motivo la sua scala non dovrebbe essere graduata in gray/ora (Gy/h), che è una unità di intensità di dose assorbita [2] , nè tantomeno in röntgen/ora [3] (R/h), che è una unità di intensità di dose di esposizione, o in sievert/ora (Sv/h), che è una unità di intensità di dose di esposizione equivalente assorbita [4] .
Gli strumenti commerciali tuttavia riportano molto spesso scale graduate in mR/h o mGy/h, facendo un improprio riferimento ad una convenzionale equivalenza tra il flusso di eventi ionizzanti prodotti da particelle di qualsiasi energia e natura e l'energia depositata in aria da un pari flusso di un particolare tipo di particelle di data energia.

Unità di Misura della Radiazione


Vi sono molte unità di misura perché dipende da cosa noi vogliamo misurare:  

Unità di misura di disintegrazioni nucleari


Il Curie (CI) è l'unità standard più vecchia, e corrisponde a 3700 * 1010 disintegrazioni nucleari per secondo.   
L'unità SI (Sistema internazionale di misura) è il Becquerel (Bq) ,corrisponde ad 1 disintegrazione per secondo.  

Unità di misura che indica la quantità di radiazione (X o gamma) necessaria a produrre un effetto nella materia


Roentgen (R) è definito come la quantità di radiazione X o gamma che produce in un campione di aria di 1mL è 0°C e 1 atm, una quantità di ioni corrispondente ad una carica elettrica di 1 ues. Poiché la carica elettrica è 4,8 * 10-10ues, 1 R corrisponde a 2.1 * 109 ioni con singola carica.   
Es: Un orologio luminoso produce circa 5 milliroentgen (mR) per anno.   
Es: Una radiografia produce circa 500 mR.   
Il Roentgen è riferito solo a radiazioni X e gamma.  

Unità di misura che indica la quantità di una qualsiasi radiazione necessaria a produrre un effetto nella materia


Il rad che rappresenta la quantità di radiazione che deposita 100 erg di energia in un grammo di materia.   
Mentre in SI (Sistema internazionale di misura) si usa il Gray (Gr) che corrisponde a una dose di 1 J kg-1  

Unità di misura che indica la quantità di radiazione necessaria a produrre un effetto biologicamente dannoso


Non tutte le radiazioni producono lo stesso danno biologico . Per tenere conto di queste differenze l'unità usata nel campo della protezione della radiazione è il roentgen equivalente uomo (rem). Il dosaggio di un rem è equivalente a quello di un rad modificato per un fattore di qualità (FQ), che varia da 1 per i raggi X e gamma a 20 per gli ioni pesanti.   
Nell'unità SI la dose di radiazione è il Sievert che è la dose in Gray moltiplicata per un fattore di qualità.  

Unità di misura che indica la quantità di radiazione necessaria per uccidere il 50 % della popolazione

La dose letale 50 %, LD50 , è la misura della dose necessaria per uccidere il 50 % della popolazione.Per le radiazioni che investono il corpo umano il valore dell' LD50 varia da 250 rem a 450 rem. Per dosi di circa 50 rem la probabilità di morte istantanea è molto bassa, tuttavia si possono avere conseguenze nel tempo (leucemie, cancro, ecc..).  
Alla domanda: tutte le radiazioni radiattive fanno male o vi è un valore soglia al di sotto del quale non vi è pericolo ?   
La questione non è ancora definitivamente risolta, ci sembra però lecito pensare all'esistenza di questo valore soglia di non dannosità, considerando la radioattività un fattore indispensabile nella natura non che un elemento sempre presente. Il valore di fondo della radioattività naturale a livello del mare è di circa 0.1 rem per anno.   
   
 



[1] A partire dal 31.12.1985, in base alla normativa stabilita dalla Comunità Europea su indicazione del Bureau Internazionale di Pesi e Misure (IBPM).
[2] 1 gray (Gy) = 1 joule di energia assorbita da 1 kg di materiale esposto(1Gy=100 rad).
[3] 1 röntgen  (R) = quantità di radiazione che produce una unità di carica elettrica e.s.u. di ionizzazione in 1 cm3di aria secca alla pressione e temperatura standard (P=100kPa e T=273 K). Unità di misura di esposizione fuori norma dal 31/12/1985 e sostituita nel Sistema Internazionale dal coulomb/ chilogrammo (C/kg); il fattore di conversione vale : 1 C/kg = 3876 R.
[4] 1 sievert (Sv) è la dose assorbita che ha la stessa efficacia biologica di quella prodotta da una quantità di raggi X che depositano 1J in 1 kg di sostanza irradiata. (1 Sv = 100 rem, ove rem sta per röntgen equivalent man).

venerdì 16 febbraio 2018

ACUSTICA AMBIENTALE


COS'E' L'INQUINAMENTO ACUSTICO?
Secondo la legge quadro sull'inquinamento acustico è l'introduzione di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno tale da provocare:
  • fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane,
  • pericolo per la salute umana,
  • deterioramento degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo o dell'ambiente esterno tale da interferire con le legittime fruizioni degli ambienti stessi.
DEFINIZIONI
  • Livello di rumore ambientale (LA): è il livello di rumore prodotto da tutte le sorgenti di rumore esistenti in una dato luogo e durante un determinato tempo;
  • Livello di rumore residuo (LR): è il livello di rumore che si rileva quando si esclude la specifica sorgente disturbante;
  • Livello differenziale di rumore (LD): è la differenza tra il livello di rumore ambientale (LA) e quello di rumore residuo (LR): L D = LA- LR;
  • Livello di emissione: è il livello di rumore dovuto alla sorgente specifica. E' il livello che si confronta con i limiti di emissione.
  • Valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori. I valori limite di immissione sono distinti in: a) valori limite assoluti, determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale; b) valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra i livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo.
  • Valori di attenzione: il valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l'ambiente.
  • Valori di qualità: i valori di rumore da conseguire per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla legge quadro sull'inquinamento acustico.

TU SI CHE VALI -Operatore privato addetto ogni 15 giorni alla pulizia del giardino privato e del tratto di marciapiede antistante



L'attività dell'operatore anche con finestre chiuse richiama l'attenzione degli abitanti il condominio che do vede nella foto.
Pur adoperando una macchina a spalla che soffia aria non indossa Dispositivi di Protezione acustici e mascherina antipolevere.

lunedì 12 febbraio 2018

Testamento biologico: chi può farlo?

Tutto quello che c’è da sapere su come preparare un corretto testamento biologico: scelte terapeutiche e trattamenti sanitari a cui dare o non dare il proprio consenso.

Dopo aver fatto molto parlare di sé, nei giorni scorsi è entrata in vigore la legge sul testamento biologico [1], approvata dal Senato lo scorso 14 dicembre 2017 e nota anche come legge sul fine vita. Questa legge dà un assetto normativo organico alle cosiddette dichiarazioni anticipate di trattamento, comunemente abbreviate nell’espressione Dat. Con l’entrata in vigore della detta legge, dunque, diventa efficace a tutti gli effetti la normativa che prevede il rispetto delle volontà del paziente terminale: si tratta, in sostanza, della possibilità di dare indicazioni sui trattamenti sanitari da ricevere o respingere nel caso in cui si sia impossibilitati a esprimere la propria preferenza.

Testamento biologico: chi può farlo?
Tutti i cittadini maggiorenni e capaci di intendere e di volere possono redigere le Dat. In caso di soggetti minori sono i genitori o un tutore a disporre del trattamento medico. La decisione dovrà tenere conto della volontà del minore, se in grado di comprendere e valutare la situazione. Il documento prevede che vi siano indicati i trattamenti sanitariche si vogliono ricevere e quelli che si rifiuterebbero qualora il disponente non fosse più in grado di esprimersi e prendere decisioni in modo autonomo. Con il testamento biologico non si possono richiedere trattamenti sanitari non conformi alle leggi. Molta cautela è bene porre nelle situazioni al limite, come nel caso di disponenti molto anziani che potrebbero aprire la strada a contestazioni.

Testamento biologico: quali tipologie?
Affinché il testamento biologico sia valido e la volontà del paziente perentoria, è necessario che lo stesso sia fatto in forma scritta. Mediante un atto pubblico, ossia un atto redatto da un pubblico ufficiale, come un notaio o attraverso scrittura privata autenticata autenticata da notaio o altro pubblico ufficiale o da un medico dipendente del Servizio sanitario nazionale o convenzionato.  Se una persona non si trova nelle condizioni di redigerlo in tali modi sopracitati, le volontà di fine vita possono essere espresse attraverso videoregistrazione o mediante dispositivi che consentano alla persona con incapacità di comunicare. Nelle stesse forme anzidette le Dat possono essere aggiornate, modificate e revocate in qualsiasi momento. Allorchè la decisione di revocare le Dat maturi in condizioni di emergenza e urgenza che impediscono il ricorso alla forma richiesta dalla legge, lo scopo si può ugualmente raggiungere con una dichiarazione verbale raccolta o video-registrata da un medico, con l’assistenza di due testimoni.

Testamento biologico: la nomina di un fiduciario.
La legge auspica, ma non obbliga, la scelta di un fiduciario, ossia di una persona in cui il disponente pone la massima fiducia. Il fiduciario prescelto si assume la responsabilità di interpretare le Dat anche alla luce dei cambiamenti intercorsi nel frattempo e di eventuali nuove aspettative offerte dalla ricerca medica. Il fiduciario, come il disponente, deve essere maggiorenne e capace di intendere e volere. Per accettare la nomina dovrà sottoscrivere le Dat con un atto successivo, da allegare alle stesse. L’incarico può essere revocato in qualsiasi momento, con le stesse modalità stabilite per la nomina e anche senza precisa motivazione. Il fiduciario può rinunciare alla nomina scrivendo al disponente. La legge esclude che il disponente possa nominare più di un fiduciario. Si tratta di una opzione che però può essere utile fare, per tutelarsi nel caso in cui il primo nominato rifiuti o rinunci. Il disponente può anche non indicare un fiduciario. In questo caso, le Dat mantengono la loro efficacia e il giudice, all’occorrenza può nominare un amministratore di sostegno.


Voglio murì ‘e subbeto


Voglio murì ‘e subbeto
per nun te guardà ‘nfaccia
quanno te miette a chiagnere
si no io te ne caccio.

Voglio muri
senza ca te n’accuorge
e si è mentre dorme
sarrà ma maraviglia.

M’’a squaglia ‘a chistu munno
zitto zitto
senza n’addore ‘ e fritto
o ‘e nu lamiento.

Ca si me scappa invece
te dico nun è niente
Duorme tranquilla
me sto giranno

e ‘a spalla.me fa male.
Quanno me soso
ce mette ancora ‘a crema,
Nun te voglio fà scema,

pe nu te mbressiunà.
Pe fa quanno te scite
e io pare ca dormo
m’accunciarraie ‘a cuperta

pe farme arrepusà,
fino a che voglio
si no cu ‘a spalla a fore
me pozzo lamentà.

Voglio murì
quanno cchiù tarde pozzo,
quanno so’ stanco ‘e scorze
e nun ce ‘a faccio cchiù a rusecà.

Gioacchino Ruocco
                                                            Ostia Lido  12.02.018

giovedì 8 febbraio 2018

CABINA DI VERNICIATURA

ATTREZZATURA: CABINA DI VERNICIATURA

Macchina utilizzata per l’aspirazione e l’abbattimento dei pigmenti emessi dalla verniciatura a spruzzo.
I modelli sono costituiti da una struttura modulare in carpenteria metallica, completamente smontabile, e da tamponamenti in pannelli “sandwich” di lamiera zincata presso piegata con riempimento in resina poliuretanica, capaci di adattarsi alle diverse esigenze spaziali.
Le cabine di verniciatura possono essere suddivise in due categorie principali:
cabine di verniciatura ad acqua
Cabine di verniciatura a secco
ed entrambe possono essere dotate di una unità di pressurizzazione, che è costituita da un plenum di immissione di aria ed un pressurizzatore, capace di evitare che anche la più piccola particella di polvere possa compromettere il risultato finale della verniciatura.
Le cabine di verniciatura ad acqua sono composte da: unità di abbattimento, costituita da un velo d’acqua frontale e posteriore; unità di filtrazione, costituita da di filtri in cassetti e separatori di goccia in plastica; unità di aspirazione costituita da un elettroventilatore centrifugo.
Le cabine di verniciatura a secco sono composte da: unità di filtrazione e di prefiltrazione, costituita da filtri a secco e sintetici a perdere; unità di abbattimento solventi, costituita da cartucce di carboni attivi; unità di aspirazione, costituita da un elettroventilatore centrifugo a doppia aspirazione di tipo a trasmissione con motore accoppiato.

PRESCRIZIONI PRELIMINARI
L'attrezzatura/macchina deve essere accompagnata da informazioni di carattere tecnico e soprattutto dal libretto di garanzia e dalle istruzioni d'uso e manutenzione, riportanti le indicazioni necessarie per eseguire, senza alcun rischio, la messa in funzione, l'utilizzazione, il trasporto, l'eventuale installazione e/o montaggio (smontaggio), la regolazione, la manutenzione e le riparazioni della macchina stessa.
Qualora vengano compiute operazioni di regolazione, riparazione o sostituzione di parti della macchina, bisognerà utilizzare solo ricambi ed accessori originali, come previsto nel libretto di manutenzione e non modificare alcuna parte della macchina.

Marca

Modello


Valutazione e Classificazione dei Rischi
Descrizione
Liv. Probabilità
Entità danno
Classe
Aerosol di vapori di vernici e solventi
Possibile
Grave
Notevole
Inalazione di gas nocivi (del sistema di riscaldamento)
Possibile
Grave
Notevole
Esplosione ed incendio
Possibile
Grave
Notevole
Elettrocuzione
Possibile
Grave
Notevole
Urti, colpi, impatti e compressioni
Possibile
Grave
Notevole
Rumore
Possibile
Modesto
Accettabile

Interventi/Disposizioni/Procedure per ridurre i rischi
A seguito della valutazione dei rischi sono riportati, in maniera non esaustiva, gli interventi/disposizioni/procedure volte a salvaguardare la sicurezza e la salute dei lavoratori:
Attuare la sicurezza delle macchine, nel pieno rispetto della direttiva macchine e delle altre norme vigenti in materia.
Effettuare la manutenzione periodica della macchina e verificare l’efficienza dei relativi dispositivi di sicurezza, nonché la tenuta del manuale d’uso e di manutenzione.
Attuare la formazione e l’informazione degli addetti circa l’utilizzo in sicurezza delle macchine.
Verificare il perfetto funzionamento del sistema di aspirazione e di immissione di aria.
Predisporre idonei sistemi di ventilazione dei locali evitando che l’operatore sia investito dal flusso d’aria.
Avvisare il preposto dell’inizio della lavorazione in cabina di verniciatura.
Verificare che la cabina abbia i requisiti costruttivi previsti dalla norma UNI 9941, relativa alle caratteristiche dei materiali di costruzione, ossia strutture portanti non combustibili e in classe 1 per le pareti.
Verificare che le porte della cabina si aprano nel verso dell’esodo e che siano apribili sia da dentro che da fuori.
Assicurare che la pavimentazione della cabina sia agevole e sicura per gli addetti e, nel caso la pavimentazione sia il solaio, indicare chiaramente il valore della portata in Kg/mq.
Verificare che i pavimenti grigliati siano realizzati con pannelli metallici autoportanti.
Verificare che la temperatura dell’aria immessa nella cabina sia limitata a 40°C .
Proteggere gli organi di trasmissione del moto, con dispositivi di interblocco, tali da impedire l’apertura del riparo della zona pericolosa quando la macchina è in movimento e non consente l’avvio quando il riparo è aperto, oppure di fotocellule, che garantiscano lo stesso livello di sicurezza.
Durante la manutenzione della macchina, attuare una procedura standardizzata, quale la neutralizzazione di tutte le forme di energia, la dotazione del quadro di controllo di un dispositivo a chiave, di cui si deve impossessare l’addetto alla manutenzione fino al termine delle operazioni .
Segnalare l’operazione di manutenzione della macchina, apponendo un cartello sul quadro di comando recante la scritta “ Attenzione macchina in manutenzione”.
Verificare la presenza di un impianto elettrico certificato secondo le modalità previste dalla Legge 46/90, conforme alle norme CEI e dotato di comandi di emergenza, capaci di interrompere rapidamente l’alimentazione elettrica in caso di emergenza
Verificare che la cabina di verniciatura abbia un impianto elettrico speciale conforme alle norme CEI (rischio di esplosione ed incendio).
Utilizzare sempre i dispositivi di protezione individuali previsti .
Verificare l'uso costante dei DPI da parte di tutto il personale operante.

DPI
In funzione dei rischi evidenziati saranno utilizzati obbligatoriamente i seguenti DPI:
DPI
Rif. Normativo

Stivali antinfortunistici

Art . 75 – 77 – 78, Allegato VIII - punti 3, 4 n.6 del D.lgs. n.81/08 come modificato dal D.lgs n.106/09
UNI EN ISO 20344 (2008)
Dispositivi di protezione individuale  – Metodi di prova per calzature
Guanti in gomma o neoprene

Art 75 – 77 – 78, Allegato VIII - punti 3, 4 n.5 del D.lgs. n.81/08 come modificato dal D.lgs n.106/09 
UNI EN 374(2004)
Guanti di protezione contro prodotti chimici e microrganismi.  Parte, 1,2 e 3
Maschera pieno facciale P3

Art 75 – 77 – 78 , Allegato VIII  - punto 3, 4 n.4 del D.lgs. n.81/08 come modificato dal D.lgs n.106/09
UNI EN 143(2007)
Apparecchi di protezione delle vie respiratorie - Filtri antipolvere - Requisiti, prove, marcatura
Tuta di protezione

Art 75 – 77 – 78, Allegato VIII - punti 3, 4 n.7 del D.lgs. n.81/08 come modificato dal D.lgs n.106/09
UNI EN 340 (2004)
Indumenti di protezione. Requisiti generali
Occhiali di protezione

Art 75 – 77 – 78, Allegato VIII  - punto 3, 4 n.2 del D.lgs. n.81/08 come modificato dal D.lgs n.106/09
UNI EN 166 (2004)
Protezione personale degli occhi - Specifiche.