venerdì 31 agosto 2018

Lessons from the Genova bridge collapse


31 August 2018, Friday
Lessons from the Genova bridge collapse
Carmel CacopardoSunday, 19 August 2018, 10:33Last update: about 13 days ago
The collapse of the Morandi Bridge in Genova should lead to a number of lessons which have an application hundreds of kilometres away from Genova.
Notwithstanding the fact that the official investigations into the bridge collapse have barely commenced, the media in Italy is discussing the possible causes of the collapse and whether there are any other bridges on the Italian mainland that may shortly have a similar fate. The fact that there have been some seven other bridge collapses in Italy during the past five years adds more fuel to this debate.
Among the many lessons to be learnt is the need to ensure adequate maintenance of public structures at all times. How does Malta score? Not very well, I would say. Have a look at the bridge forming part of the Marsa/Qormi flyover. It does not send out a good message even if, as stated by Infrastructure Malta on Friday, the flyover is structurally safe. The authorities in Malta only announced the commencement of a maintenance programme for this bridge when questions began being asked as a result of the Genova tragedy.
Hopefully, we will henceforth have regular maintenance schedules of all public structuresand, maybe, someday the dripping Santa Venera tunnels will be seen to permanently!
What about good governance in tenders for public projects? A recent decision by the Public Contracts Review Board is cause for concern. The award of the contract for the building and finishing of a health centre in Paola was halted by this Board after serious doubts regarding the evaluation procedure were raised. In fact, two professionals (an engineer and an architect) were identified as being simultaneously advisors to the Health Ministry’s Foundation for Medical Services as well as to two of the three tenderers. It is, in my opinion, very difficult to understand how nobody at the Foundation for Medical Services was aware of this glaring conflict of interest. Good governance is apparently not the Foundation’s strong point.
Now that the Public Contracts Review Board has decided the case, I would expect that the professional bodies regulating the professionals involved take appropriate action on what is clearly a very serious breach of professional ethics.
Adequate quality control of materials used on site is another fundamental issue. The investigations regarding the quality of the concrete used in the construction of Mater Dei Hospital investigations on the quality of concrete used in the hospital project come to mind. The Foundation for Medical Services was also responsible for this project. This issue has been dealt with not only by an inquiry led by retired judge Philip Sciberras but also by a report drawn up by the Auditor General at the request of the Finance Minister, which was concluded and published last May.
We may remember that, in the Auditor General’s report, it was emphasised that he found a “significant lack of documentation with respect to all stages of the project”. This led the Auditor General to conclude that “the Foundation’s inability to provide basic information relating to a project of this magnitude represents an institutional failure and gross negligence in the administration of public funds”.
On the other hand, the inquiry led by retired judge Philip Sciberras also identified various deficiencies in respect of which it recommended that action be taken. I point in particular to conclusion No. 5 of the Sciberras report which states that: “the widespread failings uncovered by the present day technical reports indicates that the pervasive weak concrete found in the site is a result of intended fraudulent actions. Moreover, the Board is left with a distinct impression that events as they transpired were not the fruit of coincidence or providence but seem to indicate an element of concertation and direction.”
Apparently, not much has been done to date regarding the implementation of the recommendations of these reports. Shall we wait for our own bridge collapse before taking action?
There is one basic lesson to be learnt from the Genova tragedy: a lack of good governance is a potential killer.


giovedì 30 agosto 2018

Scoperto nei pipistrelli un nuovo virus di Ebola

Scoperto nei pipistrelli un nuovo virus di Ebola

Una nuova specie di Ebolavirus è stata identificata in alcuni pipistrelli in Sierra Leone, prima ancora che la sua presenza si manifestasse con un'epidemia negli esseri umani o in altri animali. La scoperta di questo virus, che ancora non si sa se sia patogeno per la nostra specie, sarà utile per individuare i requisiti genetici per l'infezione umana(red)
Per la prima volta, una nuova specie di virus appartenente al genere degli Ebolavirus è stata individuata in una specie ospite prima che si manifestasse come malattia, negli esseri umani o in altri animali.

Scoperto nei pipistrelli un nuovo virus di Ebola
Cattura di uno dei pipistrelli campionati nello studio che ha scoperto un nuovo membro del genere Ebolavirus. (Cortesia Jaber Belkhiria/UC Davis)
Il nuovo virus – a cui è stato dato il nome di virus di Bombali (BOMV), dalla località della Sierra Leone dove è stato localizzato – si affianca così ai cinque Ebolavirus già noti, ai quali spesso ci si riferisce, come a «ceppi» di Ebola: il virus di Ebola propriamente detto (EBOV), il virus di Bundibugyo (BDBV), il virus Sudan (SUDV), il Taï Forest virus (TAFV) e il Reston virus (RESTV). A parte quest’ultimo, che colpisce i macachi ma non l’essere umano, tutti gli altri Ebolavirus sono stati associati a epidemie nella nostra specie. EBOV, il primo Ebolavirus descritto, è anche il più pericoloso: dal 1976 sono stati individuati 25 focolai, i più gravi dei quali si sono verificati in Guinea, Sierra Leone e Liberia fra il 2013 e il 2016, dove si stima che 28.000 esseri umani siano stati infettati e 11.325 siano morti.

La scoperta della nuova specie virale – pubblicata su “Nature Microbiology” e realizzata nel quadro del PREDICT Ebola Host Project, finanziato dalla United States Agency for International Development (USAID) – è opera di ricercatori dell’Università della California a Davis e del Columbia University’s Center for Infection and Immunity in collaborazione con il governo della Sierra Leone, l’Università di Makeni, sempre in Sierra Leone, e Metabiota, Inc., azienda specializzata nello sviluppo di modelli di diffusione delle epidemie.

Il gruppo di PREDICT ha campionato più di 6000 animali in Sierra Leone ed eseguito test genetici di laboratorio 
per cercare Ebolavirus sia noti sia sconosciuti. Il virus di Bombali è stato trovato in cinque pipistrelli appartenenti a due diverse specie di pipistrelli insettivori (Chaerephon pumilus e Mops condylurus) che possono appollaiarsi anche nelle case. In seguito alla scoperta, i ricercatori si sono impegnati in una sensibilizzazione delle comunità locali su come ridurre il rischio di trasmissione del virus, sottolineando che le persone non dovrebbero tentare scacciare i pipistrelli e tanto meno di ucciderli, perché all’atto pratico questi tentativi possono aumentare il rischio di trasmissione, invece di ridurlo.

Scoperto nei pipistrelli un nuovo virus di Ebola
Gli Ebolavirus sono virus a RNA appartenenti alla famiglia dei Filoviridae. (CDC: Public Domain)
Allo stato attuale, peraltro, non è ancora noto se il virus di Bombali sia patogeno per i pipistrelli, e neppure se sia effettivamente trasmissibile e patogeno nell’essere umano. La scoperta, ha detto Simon J. Anthony, coautore dello studio, rappresenta peraltro “un importante passo avanti nella capacità di comprendere la diversità virale che circola negli animali e di individuare i prerequisiti genetici per l’infezione umana e poi definire le priorità per ulteriori studi e interventi.”

Teconologie delle epoche A:C:

Macchina di Erone per aprire le porte di un tempio


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Macchina di Erone
La macchina di Erone è un dispositivo descritto da Erone di Alessandria nel suo trattato sulla pneumatica (I secolo). Tale macchina permetteva di aprire le porte del tempio di Serapide ad Alessandria e può essere considerata uno dei primi esempi di macchina a vapore della storia.

Funzionamento

Tale sistema utilizzava l'espansione dell'aria calda per mettere in pressione l'acqua di un serbatoio che, attraverso un sifone, andava a riempire un secchio sospeso, la cui discesa faceva aprire le porte del tempio. Quando il fuoco veniva spento, la pressione nel recipiente diminuiva e l'acqua tornava indietro, svuotando il secchio. In questo modo, un peso scendeva e faceva chiudere la porta cui era collegato. 

Dal 1 settembre stop alle lampade alogene

  
 

Dal primo settembre stop alla vendita di lampade alogene

Dal prossimo mese in tutta Europa sarà vietata la vendita di alcuni tipi di lampade alogene. È quanto previsto dal regolamento 244/2009 dell’Unione Europea, che stabilisce i requisiti di progettazione eco-compatibile di lampade fluorescenti, lampade a scarica ad alta intensità e apparecchi di illuminazione.
Le lampade alogene, inserite nella classe energetica “D”, risultano in effetti poco efficienti e ad altissimo consumo, specialmente se paragonate a quelle di nuova tecnologia. Basti pensare che il consumo di una lampada alogena è circa  cinque volte superiore a quello di un LED. Di conseguenza, nel 2009 gli Stati membri hanno deciso di eliminare gradualmente tali lampade alogene inefficienti della classe “D”, proprio a partire dal 1° settembre 2018.
Cosa cambierà esattamente dal primo settembre?
Dunque, sarà possibile trovare negli scaffali ancora per qualche tempo le lampade alogene, fino ad esaurimento delle scorte. Ciò allo scopo di consentire lo smaltimento dei magazzini dei produttori e di prevedere l’adeguamento degli ordini degli importatori.
Dopodiché saranno in vendita solo lampade fluorescenti e lampade a LED. Scompariranno quindi le lampade con la classica forma a pera e a goccia. La decisione non riguarda invece le lampade alogene direzionali, come i faretti a 12 V con attacco Gu5.3 e Gu10 e le più piccole con attacco G9 e R7s, quelle usate per i proiettori, per intenderci.
GRADUALMENTE ELIMINATE NEL 2018 / ANCORA DISPONIBILI (NDA)
Vantaggi per i consumatori e per l’ambiente
Questa eliminazione graduale dell’alogeno avrà il vantaggio di offrire risparmi a lungo termine ai consumatori europei e allo stesso tempo di aiutare l’ambiente. Secondo l’Enea (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), passare da una lampada alogena di media potenza a un Led ad alta efficienza consentirà di risparmiare 115 euro. Questo risparmio aumenterà ulteriormente entro fine anno, con prezzi dei LED più bassi e migliori prestazioni.
Sempre secondo quanto calcolato dall’agenzia, il passaggio alle lampadine a basso consumo porterà un risparmio annuale pari al consumo annuo di elettricità del Portogallo. Questo significa salvare circa 15,2 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 entro il 2025 e ridurre le importazione di petrolio dell’UE di 73,8 milioni di barili.