domenica 27 dicembre 2020

 

Dichiarazione sostitutiva Natale: cosa scrivere per le visite ad amici e parenti

Nonostante il decreto Natale abbia vietato gli spostamenti e inasprito le misure anti-Covid, il pranzo di Natale o cenone a casa di amici e parenti si può. Esistono infatti due deroghe: la possibilità di invitare a casa per pranzo o cena fino a due persone non conviventi. E la possibilità di spostarsi tra piccoli comuni fino a 5.000 abitanti nel limite di 30 km, senza recarsi nei capoluoghi di provincia.

In entrambi i casi è necessaria l’autocertificazione, ma bisogna fare attenzione a cosa si scrive per non andare incontro a multe.

Ogni persona che si sposta deve compilare il modulo del Ministero dell’Interno che è lo stesso di marzo 2020.

Ecco cosa scriverele proprie generalitàil motivo dello spostamentola dichiarazione di non essere positivo al Covid, avere sintomi o essere sottoposti a quarantena o isolamento domiciliare, data e firma autografa.

Importante indicare il motivo correttamente. La formula da utilizzare da parte di chi esce per partecipare al pranzo di Natale a casa di persone non conviventi deve dichiarare nel modulo:

“Altri motivi ammessi dalle vigenti normative ovvero dai predetti decreti, ordinanze e altri provvedimenti che definiscono le misure di prevenzione della diffusione del contagio”. 

In questa formula, infatti, rientrano deroghe ed eccezioni previste dal decreto Natale.

Altra informazione fondamentale da scrivere nell’autocertificazione è il luogo di partenza e di destinazione, ovvero l’indirizzo dal quale si sta partendo e quello della persona dalla quale ci si sta recando per il pranzo di Natale o altra visita.

Queste informazioni servono per ricostruire gli spostamenti dei cittadini in caso di controllo da parte delle Forze dell’ordine. Non serve scrivere il nome della persona che si va a trovare

Non bisogna scrivere nel modulo di autocertificazione nome e cognome della o delle persone a casa delle quali ci si sta recando, ma basta l’indirizzo preciso. L’autorizzazione è valida anche nei giorni “rossi“, festivi e prefestivi, di Capodanno ed Epifania.

sabato 26 dicembre 2020

 Zona rossa per tutta Italia. Da qui al 6 gennaio l’Italia è in lockdown con differenze però rispetto alla chiusura totale della primavera. Dal 24 dicembre è necessario avere un’autocertificazione in cui indicare la motivazione dello spostamento, il luogo di partenza e la destinazione, ma non il nome della persona da cui si va per rispetto della privacy (qui il modulo da scaricare). La penisola è in zona rossa fino al sei gennaio. Uniche eccezioni i giorni in zona arancione dal 28 al 30 dicembre e il 4 gennaio.

La multa per chi viola i divieti va da 400 a 1000 euro. A controllare ci sono 70mila persone fra polizia, carabinieri, guardia di finanza, vigili urbani e militari dell’Esercito. Rimane il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino.

Si può sempre fare ritorno alla propria residenza o domicilio e ci si può sempre spostare per motivi urgenti, di lavoro o salute. Serve sempre però l’autocertificazione. È già attivo da lunedì 21 il divieto di spostamento fra regioni.

24 DICEMBRE
Sono chiusi bar e ristoranti, tranne che per il servizio di asporto e consegna, e sono chiusi anche i negozi con l’esclusione di farmacie, supermercati e negozi di alimentari. Possono restare aperti tabaccai ed edicole. Sono aperte anche le librerie e i negozi di giocattoli e abbigliamento per bambini. I negozi di ottica, di elettronica e telefonia, quelli per animali e le profumerie. Sono aperti parrucchieri (non i centri estetici) e lavanderie. Si può uscire dal proprio comune per fare la spesa se un altro comune ha «punti vendita necessari alle proprie esigenze, anche in termini di convenienza economica».

È possibile, una volta al giorno, lo spostamento verso un’unica abitazione privata di due persone con minori di 14 anni, oppure con disabili e non autosufficienti, ma conviventi. Non ci sono limiti di orario per chi fa volontariato. È possibile andare a Messa, il consiglio è di scegliere la chiesa più vicina a casa. In San Pietro, a Roma, Papa Francesco ha anticipato la messa di mezzanotte di Natale alle 19.30 del 24 dicembre.

25 e 26 DICEMBRE
Nelle due giornate festive sono chiuse tutte le attività. Possono essere aperti solo per asporto e consegna bar e servizi di ristorazione. Sono aperte solo le farmacie di turno. Nella giornata del 26 riaprono alcuni negozi di alimentari. Anche in questi giorni sono possibili gli spostamenti una sola volta al giorno verso un’abitazione privata con minori di 14 anni. Per le messe è consigliato seguire quelle vicine a casa. Il 25 la benedizione Urbi et Orbi di papa Francesco è a mezzogiorno da Piazza San Pietro.

27 DICEMBRE
Come il 24 sono chiusi bar e ristoranti, tranne che per il servizio di asporto e consegna, e sono chiusi anche i negozi con l’esclusione di farmacie, supermercati e negozi di alimentari. Possono restare aperti tabaccai ed edicole.

PICCOLI COMUNI
Chi vive in comuni sotto i 5 mila abitanti, può spostarsi tra le 5 e le 22 il 24 e il 25 dicembre anche in un’altra regione, sempre però entro i 30 chilometri dalla propria residenza (cosa che può fare tutti i giorni) e senza andare verso i capoluoghi di provincia. «Sarà possibile anche andare a fare visita ad amici e parenti entro tali orari e ambiti territoriali» dice il decreto che permette sempre di andare nelle seconde case se in regione.

PER TUTTI I GIORNI ROSSI
Una volta al giorno è consentito lo spostamento verso un’unica abitazione privata di due persone con minori di 14 anni, oppure con disabili e non autosufficienti, ma conviventi. Chi va a trovare parenti e amici può anche fermarsi a dormire.

Si può uscire di casa per fare una passeggiata. Vicino a casa e con la mascherina Si può fare attività sportiva da soli. I parchi rimangono aperti. Si può portare a spasso i cane.

Si può sempre andare nelle seconde case che si trovano nella regione in cui si vive.

DENTRO CASA
Per quanto riguarda ciò che si fa nelle abitazioni private non ci sono divieti, ma solo raccomandazioni. L’indicazione è di due invitati, esclusi i minorenni, tenendo la mascherina quando non si sta mangiando. Bisogna mantenere le distanze e areare ogni ora le stanze. Meglio non far stare vicini anziani e bambini. C’è invece il divieto di organizzare feste «nei locali pubblici e nei luoghi privati».

ZONA ARANCIONE
Nei giorni in cui l’Italia è zona arancione (28-29-30 dicembre e 4 gennaio) sono aperti i negozi, ma chiusi bar e ristoranti chiusi, che possono però fare consegne e asporto. Ci si può muovere liberamente all’interno del proprio comune e, se questo ha meno di 5 mila abitanti, si può uscire entro 30 chilometri senza andare però nei capoluoghi di provincia.

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giovedì 24 dicembre 2020

Non tutti....

 Non tutti…

 

Non tutti eravamo compagni di scuola.

non tutti

siamo stati compagni di vita,

non tutti lo diventeremo

quando ci guardiamo in cagnesco

per strada,

coi vicini di casa,

per ogni cosa che ci appartiene

e ce ne sentiamo

un bel giorno privati.

 

A volte divorziati

desideriamo ancora

di avere un incontro

fino a quando

non ci troviamo

nuovamente

difronte

col disgusto negli occhi,

nel cuor. nella mente

col raccapriccio

che più spiccio

rifiuta ogni approccio

delle ore

che ancora ricorda

e vorrebbe rivivere.

Mi trema la mano

nello scrivere queste cose

quando penso alle rose

che tirasti via dal mio giardino

per piantarci qualcosa

che mi ti ricorda,

ma si scorda di rifiorire

quando dovrebbe rifarlo,

il tarlo della gelosia

col quale convivi

perché tu non vivi

sopravvivi soltanto

per vedermi morire.

 

Gioacchino Ruocco

25.12.2020   Ostia Lido   h 08,25

mercoledì 23 dicembre 2020

 

Variante Covid, nuovo caso italiano: "Non è stato in Inghilterra"

La variante inglese è in Italia: lo confermerebbe un secondo caso di una persona residente a Loreto. Non sarebbe stata in Inghilterra di recente

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La variante inglese del coronavirus sarebbe già in Italia. Un caso sarebbe infatti stato rilevato a Loreto, in provincia di Ancona. Una sequenza parziale, secondo quanto anticipato dal Corriere Adriatico, sarebbe stata individuata dal Laboratorio di Virologia degli Ospedali Riuniti di Ancona.

Variante Covid, nuovo caso a Loreto: “Non è stato in Inghilterra”

La particolarità è che si tratta di una persona che non ha avuto collegamenti diretti con la Gran Bretagna e che si è sottoposta a tampone molecolare nei giorni scorsi perché aveva un forte raffreddore: al momento è in isolamento con la famiglia.

“Nel frattempo abbiamo approfondito gli accertamenti – ha detto all’Ansa il direttore del Laboratorio, Stefano Menzo – e ora sappiamo che si tratta della variante inglese”.

L’equipe del Laboratorio di Virologia è stata tra le prime in Italia a isolare il virus del Covid-19 durante la prima ondata e, ricorda Menzo, più recentemente ne ha isolato altre varianti, le cosiddette spagnole, al centro della seconda ondata pandemica.

“Sappiamo al momento solo quello che ci dicono i colleghi inglesi – ha detto Menzo -: noi abbiamo isolato il virus ora e cominciamo a studiarlo, siamo solo agli inizi“.

Secondo lui, la maggiore diffusione imputata alla variante inglese del coronavirus potrebbe dipendere anche da altri fattori, “ad esempio dai comportamenti delle persone o dall’allentamento di alcune misure”, come successo nel Regno Unito.

E comunque “si tratta di una variante che si è diffusa prima tra i giovani, nelle scuole, e quindi ha avuto un volano, un trampolino di lancio notevole”.

Variante Covid, che impatto potrà avere sul vaccino

Per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid, che ha avuto il via libera dell’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) dopo quello dell’Ema, “la nuova variante non dovrebbe essere tanto diversa da inficiarla“, ma anche in questo caso bisogna aspettare ulteriori dati.

Intanto il Laboratorio di Virologia di Torrette procederà al suo studio: “Cercheremo di capire se gli anticorpi neutralizzanti, che hanno sviluppato i pazienti italiani contro altre varianti del virus, sono efficaci a neutralizzare questa variante”.

VIRGILIO NOTIZIE | 23-12-2020 13:58

Coronavirus, tutte le varianti e le mutazioni scoperte finoraFonte foto: ANSA
Coronavirus, tutte le varianti e le mutazioni scoperte finora

lunedì 21 dicembre 2020

Le mie piaghe......................................................Anche questa è prevenzione

  

Le mie piaghe

non sono le tue stimmate,

i miei dolori

se mai ci saranno

non li capirai

se non in parte.

 

Da sempre

viviamo in disparte

uno dall’altro

per lo nostre

appartenenze originarie,

anche se da sempre

stiamo assieme

per quella simpatia

che ci prese

dal primo istante.

 

Siamo diversi

nel prenderci e lasciarci

anche nello spasmo

della creazione,

del dannarci

e nell’accompagnarci

ogni giorno

della nostra vita.

 

All’istante

mi guardi

e ti attardi

per capirmi

per volermi sentire dentro te

prendendomi per mano

guardandomi negli occhi

nel divenire dolce

del mio bacio

e del tuo donarti

come terra feconda

per il nostro raccolto futuro

di speranze

finché ne abbiamo.

 

Gioacchino Ruocco

22.12.2020  h 08.20  Ostia Lido

mercoledì 16 dicembre 2020

 Da modello nella lotta al virus al nuovo lockdown: 

                    come il Portogallo sta perdendo contro il Covid


Da modello nella gestione dell’emergenza coronavirus a quasi 500 contagi al giorno: il Portogallo sta vivendo una seconda ondata di contagi, soprattutto nell’area attorno alla capitale Lisbona, che è stato scelta come sede per la fase finale della Champions League. Cosa non ha funzionato? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Federica Parlato, italiana impegnata in prima linea in Portogallo contro il virus.

POLITICA ITALIANA 23 AGOSTO 2020  17:26di Annalisa Cangemi


Il ‘modello Portogallo' ha mostrato le sue crepe. La risposta delle autorità alla pandemia ha prodotto ottimi risultati in una fase iniziale, tanto da far apparire lo Stato che si affaccia sull’Oceano Atlantico come un esempio efficace di lotta al virus. Per la fase conclusiva della Champions League la Uefa ha scelto l'Estádio do Sport Lisboa e Benfica (detto anche Estádio da Luz) di Lisbona, proprio perché la città era considerata tra le più sicure dal punto di vista sanitario. La finale, che si gioca oggi a porte chiuse, vuole essere un omaggio da parte del governo al personale sanitario che in questi mesi si è impegnato per contrastare la crisi del coronavirus.


Il governo portoghese aveva dichiarato lo stato d'emergenza il 18 marzo, quando i casi erano ancora limitati. Le scuole sono state chiuse a metà marzo e non hanno mai riaperto, tranne che per gli studenti dell’11esimo e 12esimo anno delle superiori, che quest’anno dovevano sostenere gli esami. E così i ragazzi dai 16 ai 17 anni dal 18 maggio sono tornati tra i banchi. Dal 1 giugno hanno aperto invece asili nido, scuole materne e attività di doposcuola, con
 l’obbligo, dai 6 anni in su, di indossare la mascherina negli spazi chiusi.


Probabilmente il Portogallo ha avuto più tempo per organizzarsi, rispetto a Paesi come l’Italia (il Paese lusitano ha avuto un vantaggio di 3 settimane rispetto all’Italia, lì il primo caso è stato individuato il 2 marzo). E mentre la Spagna a metà aprile faceva i conti con un tasso di mortalità di 385 per milione di abitanti, in Portogallo il tasso di mortalità era di 52 decessi per milione di abitanti.


Negli ultimi mesi però, dopo la conclusione del lockdown nazionale e la riapertura delle frontiere, i casi positivi sono nuovamente aumentati, e vanno ora a un ritmo di circa +250 al giorno. Un’inversione di tendenza che ha costretto il governo a ricorrere a soluzioni drastiche.



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Già da qualche settimana sono arrivate misure di contenimento più severe. I blocchi interessano soprattutto i dintorni della Capitale: nella ‘Grande Lisbona’, agglomerato urbano che conta circa 2 milioni di abitanti, la maggior parte degli spazi commerciali, esclusi i ristoranti, dovrà chiudere entro le 20; niente vita notturna, bar e discoteche – il ballo è vietato – dovranno chiudere alle 20 nell’area di Lisbona, all’1:00 nel resto del Paese; mentre sono vietati gli assembramenti di oltre 10 persone.


In questo Paese di circa 10 milioni di abitanti, molti dei quali sono anziani (il 22% ha più di 65 anni), se il numero di nuovi casi quotidiani a inizio maggio era sceso a 100, nel mese di luglio si sono registrati tra i 300 e i 400 casi quotidiani, con picchi di oltre 500 nuovi contagi in un giorno. In totale ad oggi i casi di Covid-19 hanno superato i 55mila, le vittime sono oltre 1790. Se confrontato con la vicina Spagna (che ha un numero di abitanti 10 volte più alto di quelli del Portogallo) il numero totale di casi non arriva al 15% di quelli conteggiati dal governo di Madrid.


Il premier Antonio Costa ha invitato i turisti a visitare il Paese. Per rassicurare i viaggiatori già da giugno è stato implementato il marchio ‘Clean&Safe’, introdotto da Turismo de Portugal, l’Autorità Nazionale del Turismo, che permette di individuare quelle strutture che hanno adottato misure con elevati standard di sicurezza.


Eppure a fine giugno la Spagna ha riaperto i confini con gli altri Paesi dell’Ue, ma ha mantenuto il blocco con il Portogallo fino al 1 luglio. E il Regno Unito aveva inserito il Portogallo nella lista dei Paesi considerati a rischio: i cittadini britannici di ritorno dal Paese all’estrema propaggine occidentale dell’Europa dovevano trascorrere un periodo obbligatorio di quarantena dopo il rientro a casa, obbligo che è caduto il 20 agosto, dopo che si è registrato un lieve calo dei contagi. Cosa è successo dunque negli ultimi mesi? Cosa non ha funzionato e quale lezione invece potremmo imparare?


La testimonianza di un medico italiano a Lisbona

Federica Parlato, 30 anni, specialista in medicina interna, italiana, racconta a Fanpage.it come ha lavorato in prima linea in questi mesi nel reparto di terapia intensiva all’ospedale Santa Maria, il più grande di Lisbona: "È stato veramente difficile per me, da italiana all'estero, osservare cosa stava succedendo in Italia già dal 20 febbraio, e come questo veniva percepito dalla gente qui in Portogallo. C'era un po' processo di ‘rimozione', come quello che avveniva negli italiani che guardavano alla Cina a gennaio. Il governo però si è mosso in anticipo anche perché c'è stata una grande pressione da parte dei sanitari, che avevano già potuto osservare come il sistema della sanità lombarda, un'eccellenza in Europa, fosse stato messo in ginocchio".


Federica Parlato lavora in Portogallo da 5 anni: "Per noi è stato comunque uno shock. Noi medici non siamo abituati a lavorare mantenendo questa distanza con i pazienti, persone che non possono vedere i propri familiari per un tempo indefinito, con le famiglie che ricevono le informazioni con il contagocce, solo telefonicamente, dai segretari. Ma ci tengo a dire che gli eroi di questa pandemia non sono solo i medici, ma anche gli amministrativi, che hanno fatto turni massacranti".


Ma se in principio la crisi è stata contenuta il merito è stato anche del personale sanitario, che con immensi sforzi ha retto l'onda d'urto: "In piena emergenza si poteva non lavorare solo se in malattia. Sono state sospese le ferie, i congedi di qualsiasi tipo, e i licenziamenti. Personalmente, da marzo ad agosto non ho mai avuto un fine settimana libero, con turni di 24 ore. Io ho trent'anni, ma con me lavoravano persone di sessant'anni che non si sono mai tirate indietro".


Eppure il governo portoghese non ha premiato i sacrifici fatti dal personale sanitario. Nessun riconoscimento in denaro, nessun bonus, ma il primo ministro Antonio Costa si è limitato ad annunciare che la finale della Champions League è dedicata a tutti i medici che si sono spesi durante la pandemia per combattere il virus. "Non aver avuto un riconoscimento economico non è una cosa che mi scandalizza, ma dire che il nostro premio è questa finale è un po' offensivo", commenta il medico italiano.


Come si spiega il ‘miracolo portoghese’

"All’inizio la curva epidemiologica non è cresciuta in modo esponenziale  – spiega la dottoressa a Fanpage.it – e questo è stato possibile perché in Portogallo il sistema nazionale si è preparato in tempi record, proprio perché avevamo già gli esempi dell’emergenza sanitaria esplosa in altri Paesi, come Italia e Spagna".


"Il Portogallo è stato molto reattivo grazie alle cure primarie, ovvero i medici di famiglia, un sistema che è molto più strutturato rispetto a quello che c’è in Italia. Se nel nostro Paese i medici di famiglia lavorano in studi privati, per lo più singolarmente, e non hanno potuto far molto per arginare questa crisi, in Portogallo si sono organizzati. Hanno creato appositamente dei centri specifici a cui le persone potevano rivolgersi in presenza di sintomi sospetti di coronavirus. Sono strutture dedicate esclusivamente al Covid-19, e che sono attualmente in funzionamento". In questo modo in pratica è stato possibile isolare le persone infette, proteggere altri soggetti che presentavano diverse patologie, evitando un sovraccarico nei pronto soccorso, e limitando al minimo i ricoveri.


"C’è da dire che molti dei pazienti ricoverati non hanno bisogno di cure importanti. La necessità è invece quella di mantenerli isolati dal resto della comunità. Grazie a questi centri questo è stato possibile – ci spiega la dottoressa Parlato – In più i medici di famiglia hanno messo in piedi un sistema di ‘tracing’, che consisteva nel contattare personalmente tutti i casi sospetti e tutti i casi confermati che si trovavano in isolamento fiduciario a casa. Per questo nei primi tre mesi della pandemia sono riusciti a tenere sotto controllo l’emergenza".


Ma c’è di più: sono stati creati subito più posti negli ospedali. Al Santa Maria, nella zona Nord di Lisbona, la più moderna, è stato allestito un pronto soccorso dedicato, separando i malati Covid da tutti gli altri, con servizi di radiodiagnostica specifici, ma soprattutto aumentando notevolmente la capacità dei reparti di terapia intensiva. "Nel mio reparto abbiamo triplicato i letti – ci racconta il medico italiano – sono stati riconvertiti in reparti Covid altri reparti, che in quel momento non lavoravano, come quello di chirurgia vascolare". Tutto questo è stato possibile anche grazie a ingenti finanziamenti, come i soldi donati da Cristiano Ronaldo, che ha dato un milione di euro agli ospedali portoghesi: il campione e il suo agente, Jorge Mendes, hanno finanziato durante il lockdown tre unità di terapia intensiva: due nell'ospedale Santa Maria a Lisbona (20 nuove postazioni) e uno all’ospedale Santo Antonio a Porto (15 posti letto aggiuntivi).


"Nel nostro ospedale in questo modo siamo riusciti a ricevere pazienti da altri ospedali, dalle zone periferiche di Lisbona o da altre zone del Portogallo. Avevamo trenta letti in terapia intensiva solo per i pazienti Covid, ma non li abbiamo mai riempiti tutti. In questo momento è stato perfino possibile chiudere una delle tre unità di terapia intensiva di cui disponevamo".


"Nel mio reparto poi ci sono stati zero contagi tra il personale sanitario. Noi tra l'altro abbiamo avuto fin da subito tutti i dispositivi di protezione, non abbiamo dovuto indossare i sacchi della spazzatura, come è invece successo in Spagna o in Italia, o in altre strutture più periferiche del Paese".


Il Covid-19 è prima di tutto un problema “sociale”

Dopo la fine del lockdown la curva è risalita. Secondo la dottoressa Parlato "c'è stato un eccesso di fiducia, le persone non sono riuscite a mantenere alti livelli di attenzione per prevenire la diffusione del virus. Questo secondo picco si è verificato però solo a Lisbona, e non nel centro città, ma nelle zone periferiche".


In Portogallo ci sono moltissimi immigrati, che hanno un legame molto forte con le ex colonie. Ci sono persone che vengono dall'Angola, da Capo Verde, dal Mozambico, che vivono spesso in condizioni precarie, in case sovraffollate, in cui si riuniscono famiglie numerose. "Non sono certo le tipiche persone che fanno ‘smart working', ma si tratta appunto di cittadini che non potevano lavorare da remoto. Per questo la seconda ondata del virus ha colpito di più persone provenienti da quei Paesi o cittadini appartenenti a uno strato sociale più basso. Se le persone hanno come primo obiettivo nella vita dare da mangiare ai figli di certo non rimangono a casa in isolamento per senso civico, anche se hanno sintomi sospetti o sono in attesa dei risultati di un tampone".


Scende l'età media dei pazienti Covid

Anche questa seconda ondata in Portogallo è stata caratterizzata da un abbassamento dell'età media dei pazienti ricoverati. "Da metà giugno ci sono stati pazienti anche sotto i trent'anni in terapia intensiva. Sono state ricoverate molte persone sui vent'anni, che hanno avuto bisogno anche di ventilazione invasiva. I ragazzi dopo tre mesi a casa hanno iniziato a riunirsi e a partecipare a feste. Con l'estate è normale che questo accada, quelli che viaggiano e si spostano di più sono appunto i giovani. Anche le manifestazioni per la morte di George Floyd sono state molto sentite, hanno influito a favorire assembramenti. Ma non ci dobbiamo illudere. In autunno l'età media dei pazienti contagiati tornerà a salire".



Annalisa Cangemi


continua su: https://www.fanpage.it/politica/da-modello-nella-lotta-al-virus-al-nuovo-lockdown-come-il-portogallo-sta-perdendo-contro-il-covid/

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Zona Rossa a Natale, appello Zaia: regioni favorevoli, quali sono

 

Zona Rossa a Natale, appello Zaia: regioni favorevoli, quali sono

Covid: Luca Zaia, governatore del Veneto, chiede al governo di istituire la zona rossa per le feste di Natale. I ministri Boccia e Speranza d'accordo

Lockdown totale a Natale: il parere degli esperti
In generale, gli esperti del Cts sono favorevoli a un lockdown nazionale per tutto il periodo di Natale. Adesso si aspetta la decisione del Governo

Luca Zaia, governatore del Veneto, lancia l’appello al governo, chiedendo misure anti Covid più restrittive in vista delle feste. Servono misure da zona rossa per tutte le vacanze di Natale, almeno fino alla Befana: questo il sunto delle richieste di Zaia, come riferisce l’Ansa, che racconta che l’esponente leghista ha assunto tale posizione netta nel corso della riunione tra governo e Regioni. La linea di Zaia è condivisa dal ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia e da quello della Salute Roberto Speranza, oltreché dai rappresentanti di Lazio, Friuli Venezia Giulia, Molise e Marche.

“Nel periodo delle festività servono restrizioni massime, se non le fa il governo le facciamo noi – ha detto Zaia -. Se non chiudiamo tutto adesso ci ritroveremo a gennaio a ripartire con un plateau troppo alto”.

Parole che fanno il paio con quelle rilasciate nella giornata di ieri sempre dal presidente del Veneto che ha commentato i numeri preoccupanti della regione da lui amministrata. Nella fattispecie il Veneto, martedì 15 dicembre, ha registrato 165 decessi in sole 24 ore, superando il giorno ‘nero’ del 10 dicembre, quando i morti furono 148.

Il governatore non ha usato mezze misure per descrivere l’emergenza, parlando di situazione ospedaliera “assolutamente pesante” sottolineando che i problemi più grossi relativi ai ricoveri non sono al momento quelli legati alle terapie intensive, bensì a quelli dei reparti non critici che comunque possono provocare danni drammatici dal punto di vista sanitario.

“L’ospedale rischia di essere la punta più acuta di un iceberg”, ha aggiunto Zaia. A fargli eco l’immunologa dell’Università di Padova, Antonella Viola, che ha dichiarato ad Agorà, su Rai Tre,  che “il Veneto è l’unica regione in cui la strategia dei 21 parametri non sta funzionando, perché da noi le restrizioni non ci sono state, e siamo partiti da un livello di contagi abbastanza alto”.

VIRGILIO NOTIZIE | 16-12-2020 12:37

Regioni in zona rossa, arancione e gialla: cosa si può fareFonte foto: ANSA
Regioni in zona rossa, arancione e gialla: cosa si può fare